COMUNICATO #ROMA NON SI VENDE

 COMUNICATO #ROMA NON SI VENDE

Nel 2002 durante la street parade dello sciopero generalizzato, 3000 persone tra studenti, precari e migranti, occuparono uno stabile abbandonato sulla Tiburtina. Nasceva così lo Strike spa, un’occupazione che si è data in tutti questi anni l’obiettivo di trasformare uno spazio privato e abbandonato in uno spazio pubblico: una proprietà privata in un bene comune autogestito. Fin dal principio abbiamo sostenuto che “il problema” sollevato dall’occupazione non riguardasse semplicemente il proprietario che reclamava lo sgombero, ma la città nel suo insieme, il suo assetto urbanistico e la distribuzione delle risorse per le politiche sociali e culturali. Abbiamo preteso che quello spazio abbandonato fosse sottratto al dominio del capitale privato che divora tutto e fosse restituito alla collettività e al territorio in forma comune e autogestita.
Roma in questi anni ha subito enormi trasformazioni, è stata saccheggiata e derubata da una classe politica inefficiente, è stata vittima di speculazioni in mano a palazzinari. Una città dove si continuano a costruire decine di quartieri dormitorio in zone periferiche in cui i centri commerciali sono il nuovo baluardo di aggregazione giovanile, dove il consumismo struttura forme di socialità a prezzo di mercato. A migliaia di persone non viene riconosciuto il diritto all’abitare e si preferisce tenere case e palazzi vuoti piuttosto che affrontare dignitosamente il problema della casa e del reddito con adeguate politiche sociali. Il terzo settore è morto e defunto, approfittando dello scandalo di Mafia Capitale, il quale in realtà è stato gestito auto-rinnovando il meccanismo che lo ha generato: bandi a ribasso che tagliano l’aspetto qualitativo dei progetti sociali per darli in mano all’offerente economicamente più forte.
Oggi i commissari Tronca e Gabrielli vogliono cancellare 25 anni di storia e autogestione, in cui tutti gli spazi sociali di questa città hanno costruito un’altra idea di tessuto urbano, di socialità, di mutualismo e solidarietà, di welfare dal basso sopperendo a piani regolatori inesistenti e non rappresentativi. Senza tener minimamente conto del principio di sussidiarietà orizzontale di cui all’art 118 della nostra Costituzione, in virtù del quale le istituzioni sono tenute a favorire la partecipazione dei cittadini negli interventi che incidono sulle realtà sociale. L’applicazione di questo principio si esplica attraverso la gestione da parte dei cittadini dei beni comuni ovvero sostanzialmente il contrario di quello che sta avvenendo oggi nella nostra città.
A decine di spazi autogestiti sono state inviate lettere in cui il Comune chiede di rientrare in possesso degli immobili e vengono chieste cifre assurde legate ad utenze o canoni sociali di affitto.
Il tentativo messo in atto è quello di risolvere il debito pubblico cittadino con lo sgombero di spazi sociali utilizzando il solo criterio della redditività del patrimonio pubblico e cercando di omologare spazi sociali, recuperati dall’abbandono e destinati all’uso collettivo e sociale, allo scandalo di affittopoli.
Non sono solo gli spazi sociali ad essere sotto attacco. I centri interculturali rivolti a minori, stranieri e italiani della città rischiano di chiudere a causa di un bando che ne mette in serio pericolo l’esistenza. Concedendo pochi soldi e regole sempre più complesse si vuole mettere fine ad una delle realtà più virtuose nel mondo dell’infanzia (d’altronde dopo Mafia Capitale l’unico strumento sventolato a difesa della legalità è la troppa burocrazia).
Sempre per dare “una soluzione” al debito pubblico, Tronca intende privatizzare ben 206 asili nido comunali mettendo in condizione di precarietà circa 6 mila insegnanti ed educatori e tagliando ulteriormente la possibilità alle famiglie di usufruire dei servizi che la città mette a disposizione.
Inoltre dopo 20 anni di gestione animalista e no profit il Comune di Roma vuole assegnare i canili comunali a soggetti profit che fanno del randagismo motivo di business, privatizzando così il servizio sulla pelle delle lavoratrici e dei lavaratori che rischiano il licenziamento.
Ecco che il commissario Tronca,voluto dal potere renziano, porta avanti un disegno di privatizzazione della città, dove non trovano spazio bisogni, servizi, relazioni se non quelli che rispondono alle esigenze economiche.
Noi siamo parte di quel movimento che riconosce l’autogestione come metodo di organizzazione di servizi di pubblica utilità, sperimentando così una nuova forma di integrazione tra le istituzioni locali e l’autorganizzazione sociale e culturale.
Siamo parte di quel movimento che prova a costruire un’altra idea di città, di socialità, di libertà,di produzione culturale, di servizi costruiti dal basso; ribadendo che non ci piegheremo alle logiche di mercato che vogliono una città in mano ai privati e senza il vento delle ribellione.
GLI SPAZI SOCIALI AUTOGESTITI INSIEME A MOLTE ALTRE REALTA’ INDIPENDENTI ANIMANO DAL BASSO LA VITA POLITICA SOCIALE E CULTURALE DI QUESTA CITTA’, CHE SEMPRE PIU’ CERCA DI INCIDERE SULLE CARENZE ISTITUZIONALI IN TEMA DI POLITICHE SOCIALI E CULTURALI.
Occupare e autogestire spazi abbandonati è un diritto di tutte e tutti, una risposta ai bisogni molteplici. Nessuno può criminalizzare, chiudere, sgomberare una città che sogna, desidera e si autocostruisce .
Abbiamo trasformato spazi privati in spazi pubblici, proprietà private in beni comuni e autogestiti, abbiamo sperimentato forme di socialità lontane da dinamiche di lucro e di profitto.
La storia degli spazi sociali di questa città non si sTronca.
Verso il corteo cittadino del 19 marzo.. continueremo a ribadire che..
NON SIAMO IN DEBITO, SIAMO IN CREDITO.
Giù le mani dagli spazi sociali.
Solidarietà alle compagne e ai compagni di Esc, Lab.Puzzle, Corto Circuito, Auro e Marco, Casale Falchetti.