LETTERA APERTA SULLO SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA MIRRI

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Siamo abitanti, associazioni, spazi sociali, lavoratori del quartiere di Casalbertone a Roma.

Scriviamo per segnalare un’emergenza sociale che non può rimanere inascoltata.

Nella prima settimana di marzo, a seguito di forti piogge, si è verificato il crollo di una parte del tetto del deposito Cotral di via dei Mirri, dove ormai da anni vivono numerose famiglie di origine romena. Nel quartiere di Casalbertone, nel quale da decenni esistono numerosi insediamenti rom, quello di via dei Mirri era ormai “accettato”, vivendo in una buona e virtuosa relazione con il quartiere, con un conseguente incremento dei minori inseriti nei percorsi di scolarizzazione.

A seguito di tale crollo, qualche giorno fa è stato sgomberato il campo senza tuttavia garantire alcuna alternativa alle persone che lo abitavano. Con l’allontanamento delle famiglie, in assenza di un piano alternativo di ricollocamento, le autorità locali si sono dimostrate incapaci di affrontare le problematiche di carattere sociale della città, se non attraverso l’utilizzo di un approccio basato sull’emergenza e sulla sicurezza. Si è così bruscamente interrotta un’esperienza positiva d’inclusione sociale e scolastica portata avanti da oltre tre anni.

Circa cento bambini dell’insediamento frequentavano regolarmente la scuola, oltre a prendere parte a progetti paralleli educativi e formativi volti a favorire la loro inclusione sociale. Tra le conseguenze drammatiche dello sgombero forzato vi sarà dunque, inevitabilmente, l’interruzione del percorso scolastico dei minori.

I bambini che vivono situazioni di disagio, come la precarietà abitativa, trovano nella scuola un porto sicuro, dove vengono accolti amorevolmente dalle e dagli insegnanti e dove trovano figure di riferimento comportamentali con le quali identificarsi per lo sviluppo dell’autonomia cognitiva e relazionale, per la nascita di un “io sociale” sorretto dai valori della solidarietà, del mutuo soccorso, dello scambio, della condivisione di punti di vista e abitudini diverse.

Grazie al meritevole lavoro svolto in questi anni dalle insegnanti e dalla Direttrice didattica della Scuola Primaria ‘Giovanni Randaccio’ sul riconoscimento, la comprensione e il rispetto della cultura Rom, le figure educative hanno operato al fine di decostruire gli stereotipi e favorire il superamento del pensiero pregiudiziale nei genitori degli alunni del quartiere. Inoltre, molto impegno è stato profuso nel condividere con i genitori dei bambini del campo di via dei Mirri l’importanza di frequentare regolarmente la scuola; obiettivo ampiamente raggiunto.

L’interruzione del percorso scolastico è quindi un fallimento per tutti, per la società intera.

Mettere sulla strada 500 persone, interrompere la frequenza scolastica dei bambini, negare l’accoglienza a decine di anziani con invalidità anche gravi: è questa l’interpretazione della Strategia Nazionale per l’inclusione dei Rom che il Comune di Roma  intende declinare sul territorio?

Ad oggi, infatti, i diritti umani di migliaia di rom continuano a essere limitati, soprattutto nel settore dell’alloggio, visto che campi segregati, discriminazione nell’accesso agli alloggi di edilizia popolare e sgomberi forzati restano una realtà quotidiana per i rom che vivono nei nei nostri territori.

Per anni, diverse associazioni hanno ampiamente documentato il persistere, in tutta Italia, delle consuete politiche da parte delle autorità italiane: politiche che hanno impedito ai rom di godere del loro diritto a un alloggio adeguato al pari del resto della popolazione.

A molti è stato essenzialmente negato l’accesso a un alloggio regolare e socialmente non segregante, non solo a causa della mancanza di investimenti volti ad accrescere la disponibilità di sistemazioni accessibili in linea con i bisogni della popolazione in generale, ma anche a causa dell’introduzione da parte delle autorità locali di criteri di accesso agli alloggi di edilizia popolare che direttamente o indirettamente discriminano i rom. A fronte di queste azioni delle autorità locali che prevedono un trattamento differenziato dei rom rispetto ai non rom in base alla loro origine razziale o etnica, il governo nazionale ha fallito nell’intraprendere azioni contro queste pratiche discriminatorie.

Per oltre un decennio, un sistema di alloggio assistito a doppio binario ha condannato migliaia di rom a vivere in sistemazioni segreganti e inadeguate all’interno di campi sorti nelle periferie della città. Se da un lato c’è una disponibilità molto limitata di alloggi sociali per la popolazione in generale, che lascia migliaia di famiglie bisognose di casa in uno stato di abbandono, dall’altro i rom che vivono nei campi sono stati estromessi dall’accesso agli alloggi di edilizia popolare a causa di criteri di allocazione per loro impossibili da soddisfare.

Riteniamo assolutamente inaccettabile che 500 persone vengano sgomberate senza la previsione di un piano alternativo che garantisca un alloggio degno e la continuità delle relazioni sociali instaurate con il territorio. Chiediamo dunque che le autorità locali si facciano carico del ricollocamento di tutti i nuclei familiari sgomberati dall’insediamento di via dei Mirri, trovando una soluzione che vada incontro ai percorsi d’intergrazione intrapresi già da tempo all’interno del quartiere di Casalbertone e nel rispetto dell’unità familiare.

Strike SpA; OZ Officine Zero; Amisnet; sez.ANPI Zaccaria Verucci; A.p.s. Yo Migro; Resistenze Meticce

 

 

 

Contatti

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